Se ci rifacessimo alla semplice definizione di “ponte”, estratta ad esempio dal nostro caro portale enciclopedico Wikipedia, scopriremo che un ponte è appunto è una struttura utilizzata per superare un ostacolo, naturale o artificiale, che si antepone alla continuità di una via di comunicazione.
Che meraviglia, amici, rileggo e riassumo: una struttura che viene utilizzata per superare un ostacolo alla continuità della comunicazione.
Bene, se allora trasponessimo questa semplice definizione all’interno delle relazioni umane ci troveremo dinnanzi a un’innumerevole serie di ricordi, persone, sentimenti e storie.
Avremo conosciuto architetti illustri della comunicazione umana ovvero, amici, partners anche genitori capaci di creare buone connessioni e costruire ponti efficaci per raggiungersi. Allo stesso modo ci saranno state altrettante relazioni con compagni di scuola, fratelli, insegnanti e consorti che hanno minacciato, leso e distrutto quei ponti sopra i quali riponevate la vostra fiducia e il vostro cammino.
Nella letteratura troviamo spesso riferimento ai ponti, alle connessioni, alle metafore che essi rappresentano all’interno delle trame romanzesche e nei racconti della narrativa mondiale.
Per Rudyard Kipling esempio, nel 1893, all’interno di uno dei suoi classici d’azione, narra come lo scatenarsi della natura mette in pericolo un gigantesco ponte, costruito dopo 3 anni di duro lavoro sul fiume Gange. Nella vita può accadere lo stesso quando un uragano di circostanze avverse investe per esempio, la nostra famiglia, il nostro lavoro, i nostri più cari legami. Primo Levi invece, attraverso la voce di uno dei suoi personaggi ricorda che sui ponti passano le strade e senza le strade saremmo ancora come i selvaggi; insomma perché i ponti sono come l’incontrario delle frontiere e le frontiere sono dove nascono le guerre. Quando poniamo delle barriere alla comunicazione esse possono interrompere i contatti, ostacolando il libero passaggio di informazioni e sentimenti, scatenando, come afferma lo scrittore partigiano piemontese, vere e proprie guerre.
Per fortuna che il poeta del Tennessee, Will Allen Dromgoole ci ricorda qualcosa di lungimirante, confortante che rende memorabile in una delle sue poesia utilizzata, pensate, come messaggio di benvenuto e riflessione prima di attraversare il fiume Connecticut sul ponte che collega il Vermont e New Hampshire.
Vi lascio con questa sua poesia, quasi a rammentarci che ogni qualvolta fatichiamo per costruire un collegamento, una connessione per raggiungere l’altro saremo di fronte ad una vera opera d’arte comunicativa che congiunge noi al prossimo e il prossimo a chi domani verrà.
“Il costruttore di ponti”
Un vecchio solo nella via
giunse una sera fredda e buia
ad un burrone, lungo, largo e profondo,
in fondo al quale scorreva un fiume immondo.
L’attraversò alla luce della sera:
senza temere dell’acqua la foschura.
Ma giunto salvo dall’altro lato
costruì un ponte per oltrepassare il baratro.
«Vecchio», gli disse un passante,
«non sprecare il tuo tempo per il ponte.
Il tuo viaggio termina col finir del giorno
e in questo luogo non dovrai mai far ritorno;
hai già superato l’abisso profondo e aspro:
perché costruire un ponte al vespro?»
Il vecchio disse alzando il bianco capo:
«Amico mio, io l’abisso ho attraversato
ma dietro me i piedi di un ragazzo
dovran passare per il medesimo trapasso;
il burrone che per me era normale
per il giovane potrebbe esser fatale.
Anch’egli l’attraverserà al tramonto:
è per lui che costruisco questo ponte».
“Will Allen Dromgoole”