MI piacerebbe raccontare come funziona una psicoterapia, cosa avviene e cosa è cambiato nel corso del tempo.
Appena ho cominciato mi sono reso conto che non sarebbero bastate poche righe e nemmeno una lunga serie di articoli.
Mi sono chiesto quale fosse la parte più importante e al tempo stesso interessante, per poter descrivere una seduta o un’intera terapia.
Si potrebbe osservare e riportare le caratteristiche del processo, ma ogni istante ipotizzabile non sarebbe mai uguale all’altro, proprio come ogni terapia pensata, costruita e distrutta esisterebbe una volta soltanto.
Ma che idea assurda ho avuto e mentre rifletto mi agito pensando che non sarò capace di trasmettere quanto e come una richiesta di aiuto può essere accolta e trattata dal punto di vista psichico.
Seleziono tutto il corpo del testo e sto per cancellare quanto scritto fino ad ora. La parte gastrica si inquieta, storgo il naso, mi infastidisco e mi accorgo che sto producendo qualcosa di diverso rispetto a quando mi sono seduto di fronte alla tastiera, qualcosa che ha meno a che fare con le trascrizioni, questa è materia profonda, queste sono le mie emozioni.
Ecco come. Proverò a semplificare il mio obiettivo, non serve spiegare nulla. Racconterò semplicemente ciò che si genera tutte le volte che entro dentro una psicoterapia: io mi emoziono insieme alle persone che coabitano quei 50 minuti.
Tante volte ho parlato dell’importanza dello scambio, che esso avvenga attraverso le parole, gesti e tutto il repertorio emotivo che abbiamo in dotazione nel nostro inventario personale.
Le prime, le parole, sono creature viventi dice Borgna, sono fragili, delicate, disperate e forti. Urlano dolore, celebrano la vita e le vittorie.
I gesti forse rappresentano la parte più libera, quella meno controllata dalla ragione, il colore e il calore delle parole anche quando esprimono due messaggi differenti.
Le nostre emozioni invece sono il frutto di questo immenso gioco, questa continua danza, il patrimonio di scambio e comunicazione con tutti gli esseri dell’universo.
Possiamo parlare celandole, ma i gesti potrebbero tradirci, possiamo esprimerle con impeto, ma la ragione non ne calcolerebbe le possibili traiettorie.
In terapia, come fuori dalle finestre dei salotti clinici non ci si nasconde più. L’uso è concesso, la lettura reciproca dei campi emotivi fornisce informazioni preziose.
Tutte le emozioni che nascono in chi cura e quelle che circolano in chi è curato, sono reciprocamente intrecciate in un dialogo senza fine che non può essere mai ignorato nella sua decisiva significazione terapeutica.(1)
Questo è ciò che può avvenire, le emozioni delle persone raccontano la loro storia, le loro gioie e le loro sofferenze. Ognuna di esse incontrano le mie generando una narrazione più grande e condivisa, una viva sensazione suscitata da qualcosa o qualcuno.
Lo scambio di emozioni può alleggerire i nostri cuori, distraendo la psiche dalla fatica delle difese.
Date voce al vostro dolore altrimenti il vostro cuore si spezza.
(Macbeth)
1- Borgna, Le emozioni ferite.