Uscire dal Conflitto: Ma perché?
Non è sempre facile capire com’è arrivato e perchè ci tormenta, una cosa sembra certa, se non lo conoscessimo meglio potrebbe diventare un ospite sgradito ed ingombrante.
A volte entra in una casa senza invito, di forza, a volte invece è più gentile, bussa e chiede il permesso.
Tante volte siamo noi a chiamarlo.
Provo a descrivere meglio e metaforicamente il suo ingresso e la sua presenza:
..Ora, oggi, adesso, una musica, una pietanza, l’intera stanza, ogni centimetro del palazzo è visto con occhi diversamente vogliosi di non vedere, è sentito da orecchie che altro non vogliono udire, è profumato da essenze che il naso non vuol cogliere e parla un linguaggio che non vuole facili traduzioni. Ciò che si tocca con mano e che si assapora nel gusto è qualcosa di aritmetico, ma naturale; di istintivo, ma logico; di incomprensibile, ma autentico; di veramente distruttivo, ma rigenerante, rinnovante e ricco di opportunità.
Esso, è il Signor Conflitto.
Entra ed esce dal palazzo della coppia come un apparente e scomodo invitato. Molte volte trascina con se uno o entrambi gli inquilini che vengono da lui convinti e presentati alla sua signora..la Rabbia.
Non si può dire che non siano una bella e riuscita coppia. Lavorano insieme da secoli e intervengono efficaci dove c’è più bisogno, dove alberga la serenità vestita di monotonia e dove riposa la pace bagnata dall’indifferenza. I coniugi Rabbia e Conflitto affrontano un lungo viaggio, bussano alla porta delle casate più affascinanti ed entrano senza tanti complimenti nella vita di molte persone.
Essi ci confidano le emozioni più inaccessibili ed i segreti più inconfessabili, essi ci pongono una sola domanda..
Con questo estratto dal mio libro “La Fabbrica dei Ricordi”, Cairo 2016, vorrei aprire la riflessione di oggi sulle domande, possibilità e opportunità che una conflittualità può concedere.
Difficile convivere all’interno di un clima nervoso in famiglia, nella coppia o nei nostri rapporti più significativi.
Ogni parola, gesto istintivo può accendere la scintilla della lite generando rabbia e sconforto, provocando danni vittime e devastazioni relazionali.
Solitamente i confliggenti si scambiano attacchi senza esclusioni di colpi. Anche le difese appaiono così spietate e distruttive, dai silenzi più dolorosi e gelidi, al coma irreversibile della comunicazione.
Ma tutto questo ha un senso, uno scopo evolutivo necessario. Non sempre tutta quella sofferenza è deleteria o fatale.
Innanzitutto l’insorgenza di “campi elettronervosi”, così come li definisco io, ci avvisano di un incremento delle insofferenze di sistema e un calo drastico della tolleranza individuale.
La tendenza di un ambiente relazionale a non voler cambiare sottolinea la forza omeostatica di un problema che resiste a qualunque tentativo.
Per questo ci “incazziamo”. Perchè a volte gli sforzi scalfiscono a mala pena lo scudo costruito nel tempo da quella coppia o da una qualunque famiglia.
La scrittrice britannica Winterson racconta che un conflitto non può mai essere risolto al livello in cui sorge: a quel livello ci sono solo un vincitore e un perdente, non una riconciliazione. Il conflitto deve essere spostato a un livello superiore, come se guardassimo una tempesta dall’alto.
Ho scovato nelle mie ultime ricerche sull’argomento un trattato di “Cultura giuridica e politiche pubbliche in Italia” a cura di Alberto Febbrajo, Antonio La Spina, Monica Raiteri, che mette in evidenza anche psicologica, alcuni aspetti importanti della conflittualità di coppia e della mediazione nella gestione delle crisi.
“Il conflitto può essere dunque il mantenimento della relazione e come tale può avere il bisogno di manifestarsi all’interno del rapporto.
Le azioni mediatorie possono anche sollevarsi dal voler ricongiungere per forza di cose una coppia, anzi spesso aiuterebbe quest’ultima a separarsi.
Restare o separarsi, tacere o discutere. Cambiare o non cambiare.
Capite bene che il conflitto diventa una grande risorsa per tutti. Allora occhio alla vostra casella di posta elettronervosa!
Spesso conflitti importanti finiscono proprio nello spam. Gettando via occasioni irripetibili.
Sfruttarlo al meglio significa darci la possibilità di gestire le nostre ferite, esprimere e raccontare come ci sentiamo di fronte ad un attacco, una critica o una polemica dura e accesa può mandarci a tappeto.
Per questo motivo, se il conflitto diventasse ingestibile da parte della coppia o delle persone coinvolte, si potrebbe anche pensare ad un aiuto esterno, uno spazio neutro che garantisca una consulenza specialistica oppure una possibile psicoterapia.
Come diceva Dostoevskij, gli esseri umani son fatti in modo tale da potersi tormentare a vicenda, ragion per cui esprimono continuamente tutto il loro bisogno di entrare e uscire dalle loro piccole e grandi relazioni.
Quindi se dovesse contattarvi non riagganciate subito, dedicategli un po’ di tempo. Chissà cos’ha in mente per voi.