IAN GIOVANNI SOSCARA

2019 / 16 February

Sceneggiature: “Gli affetti, la bellezza e la verità”.


Dopo alcuni mesi di latitanza, mi sono concesso un po’ di scrittura.

Quest’influenza stagionale mi aiuta e mi fa pensare, mi tira fuori la giusta dose di confronto e riflessione intorno a tre principi astratti, inflazionati, ma così puramente ideologici.

Quali sono gli ideali che illuminano la nostra strada e quanti altri ci danno il coraggio di affrontare la vita con maggiore tranquillità e magari con un pizzico di armonia?
Einstein nei lontani anni ’30 credeva fermamente che gli affetti, la bellezza e la verità gli concedessero luce e serenità. Oggi, a rigor di cronaca,  visto come sono andate le cose nella sua vita, possiamo pensare che questo tipo di idee gli siano servite e che nel corso della sua vita le abbia vissute davvero. Probabilmente lui stesso è stato un attento osservatore, produttore primo di buone immagini, ispiratore di scienza e di virtù, di ricerca e fervida mentalità. Forse come tutti si è sempre sentito in colpa per qualcosa o verso qualcuno o forse con la testa tra i numeri non ha avuto tempo per niente e nessuno mai, oppure perché ha provato ad assaporarsi, immerso nella scienza vivendo sul serio da visionario, eretico illuminato e irriverente come spesso è sembrato. Chissà, bisognerebbe chiederlo al diretto interessato, che quasi sicuramente risponderebbe con un grosso e generoso sorriso, perché alla fine dei conti tanta luce ci ha concesso e tanta ne ha lasciata in dono.
Bello parlare di lui, mi fa star bene. A me Einstein è proprio simpatico, forse perché l’ho sempre immaginato in quell’ufficio brevetti di Berna intento ad annoiarsi e a concentrarsi sui raggi di sole che entravano dalla finestra e catturavano la polvere e la sua attenzione.
Quest’immagine mi accompagna da tanti anni e mi fa compagnia nei momenti di riflessione.
E’ un’immagine che ora mi appartiene, fa parte del mio modo di pensare e costruire la realtà.
Il cervello lavora ad immagini.
E’ una scena che produce buone sensazioni e tanti stimoli positivi e va a contrastare e trasformare le mie piccole e grandi afflizioni.
Sofferenza, fragilità e debolezza?
Spazio ora ai tormenti.
Tutto fa male, tutto è già stato detto e scritto proprio come in questo articolo.
Post pieni di saggezza illimitata, spot illuminanti per facoltosi sognatori in cerca di gloria e iperscrittori autoprodotti dall’editoria della “fuffa” e  dell’inganno.
Cibi e libri ipocalorici e diete dell’anima ormai sottovuoto stanno commissionando ansia alle aziende socialmente “networkizzate”
Meglio una vita nevrotica che scendere a bassi compromessi con tutto e tutti, ma le nevrosi costano, si spende un botto per gestire il nervoso.
E così scorre e si consuma la pellicola della nostra vita, scena dopo scena, atto dopo atto come in una commedia, un film sufficientemente drammatico e grottesco da conservare il gusto della risata all’ironia delle azioni e reazioni umane.
Immaginando la nostra vita in “Sceneggiature”, potremmo confezionare per gioco o per davvero, dei “secondi tempo” migliori del primo. Ad esempio usando l’immaginazione, la creatività, ritagliandoci anche 5 minuti al giorno, possiamo realizzare immagini piacevoli, sintonizzandoci sul canale giusto, come nella scena di Berna, quel tipo di “frame” che sa produrre sensazioni nutrienti e stimolanti. Sceneggiare significa letteralmente elaborare un testo narrativo dividendolo in scene e sviluppandolo in dialoghi, allo scopo di rappresentarlo in teatro, realizzarlo al cinema, trasmetterlo alla radio o alla televisione. E se invece di scrivere per un film, per una rappresentazione o ancora per un programma televisivo scrivessimo per noi stessi? Ogni vita merita un romanzo scriveva Polster, (Astrolabio 1988) e come tale può essere pensato, scritto e interpretato.

Ogni vita è una storia che raccontata penetra nella storia di chi le ascolta creandone una più ricca e sicuramente diversa da prima.
“Siamo anche ciò che siamo stati” ho detto lo scorso venerdì ad una persona pensando al valore delle azioni che abbiamo prodotto fino ad ora e alla possibilità di accogliere i suoi sensi di colpa. Così le ho chiesto quali elementi mancassero nella sua vita quotidiana.
Amore, piacere e fedeltà. Questa risposta assomiglia tantissimo agli ideali del nostro caro Albert Einstein. Dove amore è l’affetto, il piacere la bellezza e la fedeltà può essere la sua parte sincera nella ricerca della verità di una relazione.
Con queste tre parole, per la volta successiva ha costruito e scritto una storia che ha portato come lavoro personale su di sé.
I suoi bisogni hanno prodotto pensieri, i pensieri hanno generato parole, le parole una narrazione intrisa di quei significati originari da cui tutto è partito.
Questo tipo di creazione potrebbe influenzare positivamente la produzione di atti consapevoli e inconsci durante il normale corso della nostra consueta quotidianità.

Oggi “Sceneggiature” è diventata una prescrizione clinica in terapia.

Insomma “..chi vuol esser lieto sia..” e chiunque abbia voglia di bellezza, verità e amore possa almeno cominciare ad immaginarli, crearli e riprodurli come in uno spettacolo teatrale, una vera e propria sceneggiatura scenografica ricca di luoghi, persone e situazioni nuove che facciano venir voglia di viverla davvero.

Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
45        Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi,
oggi sìan, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi.
Ogni tristo pensier caschi:
50        facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.
Ciascun suoni, balli e canti,
arda di dolcezza il core:
55        non fatica, non dolore!
Ciò che ha esser, convien sia.
Chi vuole esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

LDM

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