IAN GIOVANNI SOSCARA

DI GRUPPO E INDIVIDUALE


FORMAZIONE

Chi crede di insegnare o formare le persone in modo unidirezionale, in realtà sta imparando e formando se stesso a contatto con gli altri, che siano alunni, colleghi o genitori.

La formazione può essere un reciproco e nutriente scambio tra formatori e formanti.

Al formatore tocca una grande e maggiore responsabilità, un certo grado di buon senso nel trasmettere se stessi come modello di curiosità attiva nei confronti del mondo. È necessario che qualunque messaggio trasmesso sia percepito e riscaldato in partenza dalla passione.

Formare, anche se significa “dare una forma”, non deve essere preso alla lettera, poiché il tentativo di dare una propria geometria all’allievo lo potrebbe privare di quella possibilità assoluta di trovare da sé la propria forma, il proprio disegno.

Spesso alcuni insegnanti imprimono la loro dottrina senza tener conto di quella possibilità.

Educare, l’educere latino, significa portare fuori e non buttare dentro.

Il trasferimento di contenuti, nozioni e metodi è parte del messaggio che sempre più spesso dovrebbe passare attraverso una fertile cura della relazione.

Ai formanti, rimane quella ingenua possibilità di mettersi in gioco, di imparare ad imparare, se, posti di fronte ad un’opportunità di crescita, trovino un invito alla curiosità e un’occasione di apprendimento libera e appassionata.

Nella formazione condotta in gruppo si tiene conto delle dinamiche d’insieme che possono essere a disposizione del singolo. I laboratori di gruppo relativi a disagi personali e aspetti relazionali compromessi sono un ottimo spunto per sperimentare le proprie difficoltà attraverso la condivisione con le altre persone.

I percorsi sulla formazione del sé in ambito individuale possono rappresentare una chance produttiva per l’individuazione e il riconoscimento delle proprie risorse personali.