IAN GIOVANNI SOSCARA

2016 / 27 July

Pensiero “Alienante”

Pensiero-unico

Alla luce degli ultimi e sempre più numerosi atti di follia terroristica criminale e individuale legati anche a gravi storie di disagio mentale, sono costretto a pensare che tutto questo farà parte di questa vita per molto tempo. Siamo davanti ad una nebulosa oscura, in cui la fuliggine nera, tossica e soffocante, ha appannato le culture, sta solcando le differenze e minaccia seriamente la quotidianità come elemento possibile, sereno ed imperfetto. Scorgo tante persone dentro un drammatico nichilismo, immobilizzate dalle vetrine sociali e catturate dal possesso, ad  un passo dal più grande disturbo di personalità narcisistico di tutti i tempi, chiuse in una morsa nella cerchia dei “terrorizzati”. Chi pensa di non viaggiare più, chi non va sereno nemmeno ad un concerto, chi crede giustamente che prendere un volo sia diventato pericoloso per sé e la sua famiglia, chi guarda l’altro da sé come nemico e minaccia.

Si, è vero, c’è bisogno d’aiuto. Voi siete importanti. Tutti lo sono. Eppure io mi sento così inutile, impotente.

Tanti sono gli emarginati, tante le fragilità bersaglio.

Non è solo una questione di sicurezza, ma di cultura. La religione è una scusa, il razzismo un’altra.

Ragazzi alle periferie dell’anonimato identitario vengono intercettati e colpiti per colpire.

Al mondo occorrerebbero nuove forme di assistenza, cura e presa a carico del disagio personale, familiare e sociale come terreno per seminare e raccogliere. Ricostruire il futuro.

Seduto a pensare a tutto questo, a tutte quelle persone che oggi mancano, a tutti quelli che hanno perso qualcosa o qualcuno, a quelli che credono di aver vinto e anche a chi ha pensato che fosse giusto oppure a chi non credeva che potesse succedere, io dico che sarà questione di tempo. Insomma a voi,  cittadini di questo pianeta, chiedo scusa, ma non posso proprio venire. Non posso, non me la sento. Non credo sia possibile soggiornare neanche per un giorno nel vostro presente. Ho paura. Grazie lo stesso, rimango sulla mia astronave a pensare, a studiare un modo per aiutarvi, ci penso, cado nello sconforto, mi entusiasmo, ma poi rifletto. Mi allontano,  mi nascondo dietro alla luna e aspetto. Non sono un eroe, aspetto che nuove idee insorgano, crescano,  moltiplicandosi, colmando l’assenza di quei valori universali che servono a costruire tutti i giorni il domani. Vorrei passare più avanti, magari quando la situazione sarà cambiata. Vivere laggiù, insieme a voi? Essere vicino di casa a volte può far comodo, ma oggi non me la sento proprio. Forse possiamo fare qualcosa, pensare di nuovo, ora, tutti i giorni, un nuovo inizio. Persone nuove dentro una prospettiva più grande di questa. E non pensate di andare via, emigrare, di venire quassù. Noi abbiamo paura. Quelli come voi non li vogliamo. Quelli come voi si uccidono.

Rimarrò qui. Per ora. A pensare, a sentire il frastuono delle certezze, aspettando il silenzio della ragione.

Ma questa è solo un’idea, la mia idea, e di idee ne servono tante, tutte.

Sono un alieno, vengo da una galassia lontana anni luce, sono uno straniero per voi, uno come tanti che vorrebbe però abitare l’universo in modo semplice, così come nell’immenso stupore di uno spazio reale possibilmente condiviso.

Alla prossima fermata. Pensiero-unico

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