IAN GIOVANNI SOSCARA

2016 / 19 October

L’odore della giacca di mio padre

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La paternità, potrebbe essere immaginata come quella dimensione che affianca, sostiene e completa la gigantesca culla della maternità.

Entrambi si concretizzano nella vita al di là del puro aspetto biologico procreativo. Entrambi vivono delle loro differenze.

L’identità del “pater”, non si disegna e sviluppa soltanto attraverso l’atto sessuale che genera vita, ma al contrario, insieme alla “mater” che contiene e protegge il seme fino alla nascita, stabilisce le fondamenta sulle quali si concretizza il rispettivo senso di appartenenza.

La genitorialità può essere quindi l’espressione profonda e più autentica del progetto verso una nuova consapevolezza e responsabilità.

Internamente viviamo i figli e in funzione della loro gestione siamo portati a gestire noi stessi grazie alle nuove difficoltà che ci indicano la strada.

Come genitori richiamiamo noi stessi all’ordine, per mezzo di comuni sensi di colpa e attraverso il confronto continuo con l’essere ancora figli.

E’ un gioco evolutivo inevitabile, dove ognuno di noi, chi più, chi meno, attua nei confronti di sé stesso, degli altri e del proprio ciclo di vita.

Sulla mamma si sa, è imprescindibile il ruolo ricoperto e l’importanza della presenza e dell’assenza. Ognuna di esse ha un peso per tutti.

Sul padre spesso sorgono lontane fantasie, ma l’ottica è binoculare e non univoca.

La funzione paterna può essere ancillare, protettiva, ma spesso propulsiva, orientata verso il mondo, le autonomie e lo svincolo.

Anche sotto le lenti giuridiche la paternità assume un aspetto importante, ma ha dovuto lottare e in un certo senso sta ancora lottando per ottenere un riconoscimento naturale di causa.

Insomma le riflessioni sulla popolarità dei padri sono tante e molteplici.

Anche cinema, arte e musica raccontano il rapporto genitori \figli attraverso la relazione paterna. Vedi l’ultimo film di Muccino “Padri e figlie” https://www.youtube.com/watch?v=mLb4zLH6WH0, oppure la sublime poesia e le profonde parole nel brano di Manuel Agnelli, cantante degli Afterhours ora in auge nella giuria di X factor che dedica al padre scomparso.

Quindi questo post è solo un idea che ha voglia di circolare, di urlare di essere presente nel fragile equilibrio della genitorialità soprattutto presente attivo e non ospite di un iper maternità.

Ogni parte del sistema ha senso in proporzione e diffusione verso ogni altra parte dell’intero.

Lascio questo spazio con tanti dubbi e tante belle possibilità, quelle che fanno sentire grandi i piccoli e piccoli i grandi, quelle che quando un genitore non c’è più o non riesce a mostrarsi come tale, fanno piangere, fanno venir voglia di fare il genitore, fanno pensare o fanno scrivere canzoni come questa.

L’odore della giacca di mio padre

Puoi andare solo avanti
E vai più in là che puoi
Lasciando scivolare
chi non si aggrappa più
Picchia forte che lei è più grande di te
Tuo padre nel suo letto
tu guardi la tv
E ti chiedi se hai risposto
ai suoi occhi con i tuoi
che sai navigare in un mare d’amore
anche senza di lui
so navigare nel panico solo
e sì lo so
che lui
resta dentro di te
sì lo so che tu
resti dentro di me

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