IAN GIOVANNI SOSCARA

2016 / 2 February

L’amicizia sta anche sulla punta di un dito.

io Alberto e Nino

Aristotele sosteneva che l’antidoto contro cinquanta nemici è un amico.

Questo post lo dedico a tutti coloro che perdono di vista il senso dell’amicizia e il valore del tempo condiviso.

Mercoledì passato, giorno della supervisione a Ravenna, ho consumato come al solito, un pasto veloce in un confortevole caffè del centro. Mi siedo di fronte all’entrata e ordino un thé caldo, un sandwich alle verdure con pancetta croccante e una bottiglietta d’acqua. Subito dopo entra un signore anziano molto distinto, curato, dall’aria serena,  si siede accanto e con un dito tiene fermo il giornale dello sport, la Gazzetta appunto. Con l’altra mano, segnata dal tempo, regge un quotidiano locale e attento scruta notizie e passanti. Con un’altra occhiata mi sfiora, ma poi prosegue la lettura della realtà circostante. Io mangio e sorseggio il buon thé, ma più passa il tempo e più sono attratto e incuriosito dalle sue mosse. La ragazza dietro il bancone gli chiede se vuole un caffè e lui risponde che vuole aspettare.

Passano una decina di minuti e dalla porta entra un altro signore elegante e sorridente che va ad accomodarsi accanto al primo arrivato. Si guardano e si salutano. Il signore della Gazzetta ora solleva il dito e dice con aria fiera:

“ecco il tuo giornale l’ho recuperato appena entrato” e poi riferendosi alla barista ” ora signorina può portare il caffè”

Nell’attesa i due leggono in silenzio fino all’arrivo delle tazzine. Posano i giornali e sorseggiano lentamente il loro meritato caffè. Io, seduto di fronte, a pochi centimetri da loro, non posso fare a meno di guardarli. Tutti e tre in un piccolo angolo del centro storico di Ravenna. Dopo un primo imbarazzo, rompo il silenzio e chiedo loro da quanto tempo sono amici.

Quella domanda apre un varco nel tempo e nello spazio presente e intorno a noi. Mi raccontano delle strade impolverate, quando ancora non c’era l’asfalto e Ravenna s’impolverava al passaggio delle biciclette. Sorridenti mi dicono che è difficile capirne la bellezza. Ora è tutto un’altra cosa, il lavoro, la città. Oggi hanno più di novantanni e sono vedovi entrambi. Amici da sempre condividono giornate ,caffè e notizie dalla vetrina di un bar a quelle passate in rassegna attraverso racconti, battute e sagge chiacchere.

Mi coinvolgono a tal punto da fare tardi al mio appuntamento.

Rimando a loro un altro caffè, magari in un altro di quei mercoledì in cui non ti aspetti nulla, ma che all’improvviso sanno riempirti  la vita di senso.

Che strano, se non avessi detto nulla sarei andato via senza quel primo pomeriggio unico ed emozionante.

Ora immagino loro sereni, l’uno accanto all’altro scambiarsi giornali, parole e silenzi, lieti come nei versi di Antoine de Saint-Exuper quando scrive:

“Amico mio, accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace… Al di là delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l’uomo.

I.G.S.

Nella foto: Io, Nino e Alberto.

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