IAN GIOVANNI SOSCARA

2017 / 27 July

I “selfie” fanno male alla coppia?!

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“Facciamoci un selfie! ”

Disse lei a lui, o viceversa.

Così, pensando e ripensando a questa frase che spesso innesca le miriadi di foto postate sul web e sui maggiori social network, mi sono chiesto come semplici like possano essere in sala d’attesa del nostro narcisismo primario!

Ma i selfie fanno male? Sei favorevole o contrario all’Esercito dei Selfie?

Chissà?! Spesso, nel mio lavoro e nella vita di tutti i giorni mi capita di intercettare coppie che esprimono insoddisfazione e mi chiedono di rispondere a domande su questo argomento.

Proviamo a riflettere su alcuni aspetti.

Lo stimolo c’è, è reale. Le persone, “gli altri” vedono e vivono sempre di più nella nostra epoca attraverso lo “specchietto narcisistico” delle allodole del web, inteso come vetrina relazionale e virtuale che a volte può essere funzionale e a volte no.

Fare foto e condividerle subito sembra essere diventato un aggettivo qualificativo del nostro nuovo processo evolutivo.

Per la precisione, come attitudine sarei favorevole ad ogni forma di comunicazione, tecnologia e progresso, ma Attenti!

In questo modo ciò che viene rappresentato potrebbe essere una costruzione di un falso identitario di coppia o individuale (Falso sè).

La rappresentazione di un ideale di coppia distante dal reale creerebbe una distanza emotiva, un divario troppo grande con una probabile e conseguente caduta delle illusioni e in seguito anche dei progetti.

Ci illudiamo, ovvero ci mettiamo in gioco, poiché per primi sentiamo il bisogno di convincere noi stessi e gli altri che tutto va bene: i nostri amici, conoscenti e l’audience velenosa e silente del nostro quotidiano trastullarci nel web.

Pirandello ci ricorda che le anime hanno un loro particolar modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali.

Lo facciamo tutti, la propensione e la fame di approvazione sono calce e cemento dell’autostima, ma a lungo andare le aspettative possono crollare, i like diminuiscono e la tendenza maniacale ad esporre foto, selfie e momenti intimi ingrassa la bocca degli altri togliendo quel possibile nutrimento e sostanza alla nostra vera natura.

“Scatta un selfie”, così vedranno quanto andiamo d’accordo! Questa è una dichiarazione di fallimento, anche se pensata, fa male.

Non a caso anche il tormentone dell’estate “l’esercito dei selfie” per l’appunto, cantato da Arisa e Lorenzo Fragola, cita nel ritornello : ” mi manchi, mi manchi in carne e ossa” e non virtualmente, esprime il reale bisogno di vivere le persone nella relazione attiva.

Vivere in coppia davvero, potrebbe far dimenticare la necessità di rappresentazioni fittizie che ci allontanano dagli affetti concreti. Alimentando la riservatezza, favoriremmo la nostra immaginazione e a questo punto anche quella degli altri che non saprebbero più nulla. Partendo da noi stessi, difendendo di più quella delicata sfera che ci consente di vivere con e accanto ai nostri partner potremmo sognare e solcare il mare all’insaputa del cielo.

Perché come dice Baricco la coppia vive di quella strana intimità, quelle due rotaie. La certezza di non incontrarsi mai. L’ostinazione con cui continuano a corrersi di fianco.

Più privacy, più gioco. La coppia dovrebbe diventare un mistero per tutti.

Interessante, elegante folle e corretta. Aggettivi relazionali che vestirebbero la coppia del 2017, capace di sorprendere e sorprendersi, Insomma meno selfie pubblici e più ricordi, polaroid in autonomia e intimità per poter vivere le nostre insicurezze personali o di coppia in un “mood” meno condiviso,protetto e chissà forse più divertente, stabile e duraturo.

In conclusione dico sì ai Selfie!

Assolutamente sì, un pò come dire:

“Fateli, divertitevi, ma alcuni teneteli per voi! 

 

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“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”

Italo Calvino

(Il Barone rampante)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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